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sabato 8 ottobre 2011

Sabato italiano

"Tu sei cattivissimo, io non ti voglio più vedere. Voglio un altro papà"
"Ah sì?"
"Sì, proprio"
"E sentiamo, come lo vorresti questo nuovo papà?"
"Lo vorrei molto più alto di te, più bello...."
"E poi?"
"E poi...come si chiamano quelli che regalano ai bambini tutto quello che vogliono?"
"Coglioni?"
"Come?"
"No....ehm......ah, forse volevi dire ricco?"
"Ecco, bravo. Voglio un papà ricco che mi regala l'iPad"
"Ma amore, io ti regalo tanto affetto"
"Embè? Quello me la danno anche mamma e tutti i nonni"
Questa scenetta si è svolta al rientro dal parco questa mattina, dopo un paio d'ore passate tra altalene, scivoli, polvere e bambini sfrenati. Lui voleva andare da Bigodino. Io, irremovibile e fermo nei miei propositi:
"No, non ci vai!"
"Ma io ci voglio andareeeeeeeeeeeee"
"Ho detto no!"
Ecc. ecc. fino al ridicolo dialogo finale.
Ma indovinate un po' a cosa abbiamo dedicato questo sabato, io e il Selvaggio?
Provate, spremete un po' il cervello, non è difficile affatto. Anzi.
Esatto, bravi. Siamo andati ad una FESTA!
Il problema qual è (oddio, ce ne fosse solo un di problema sarebbe un successo)?
Che purtroppo l'estate è finita e le feste si fanno al chiuso, in spazi stretti dove i bambini sembrano filetti di sgombro unti e inscatolati e i genitori sono talmente pressati che la fermata della metro di Piazza Bologna alle 8.20 del lunedì mattina è meno affollata.
E c'erano tutti, eh...
F&F con Flu, Nick e Otta, l'ultima della serie ma anche lei appartenente a pieno titolo alla Hitlerjugend;
Michele (sì, l'unico di cui non nascondo il  nome..tiè!) con Bigodino e il Biondo, il fratello più piccolo;
Miccetta;
LippoPi;
e tutta una serie di altri piccoli umani che avevano ancora tutta l'energia residua dell'estate da sfigare sfogare.
Il punto è che io non ci dovevo andare. Siccome la Madre era in redazione (credo che sia l'unica madre che si fa una barra due feste di bambini all'anno) io ho pensato: "Bene bene, mando la Principessa alla festa e io me ne vado in giro a togliere un po' di ragnatele dalla macchina fotografica".
Ahah. A volte mi domando come faccio a essere così ingenuo.
Quando, alle 14, le comunico questa cosa, la Principessa mi guarda e fa:
"E pelché devo andale io? C'è montagna di loba da stilale...umpf...".
Io sono una vittima, questa è la verità.

lunedì 3 ottobre 2011

The Princess (© AnnaDP) - Parte 2

Scrivo queste righe dopo la prima giornata in palestra. Era dal 10 giugno che, praticamente, non mettevo un piede davanti all'altro.
Quindi ora sto scrivendo con le dita dei piedi. Saprete perdonare, spero, qualche refuso.

Dunque, eravamo arrivati all'ingresso della Principessa nella nostra vita. Correva il mese di febbraio dell'anno 2008. Voglio indugiare in una breve descrizione fisica, direi quasi lombrosiana.
La fronte è bassina, con occhietti vispi e scuri piuttosto vicini tra loro.
Il naso sembra quello di Nino Benvenuti dopo questo incontro.
L'altezza è relativa, se per relativo intendiamo qualsiasi cosa al di sotto del metro e sessanta.
Spesso dice a me che sono grasso, ma le mie magliette le vanno bene.
Questo solo per descrivere, sommariamente e senza voler approfondire, l'aspetto della nostra coinquilina.

Ci fu raccomandata non ricordo da chi. La Madre, come prima cosa, le chiese le referenze. La Principessa, mi pare, disse che la signora era molta.
"Come molta? In che senso?"
"Molta, molta, ela vecchia"
"Ahhhhh....morta!"
"Eh. E io che ho detto?"
Quindi niente referenze, è evidente.
Subito il Selvaggio prova una strana attrazione e la Principessa, infida e furbissima, fa di tutto per cercare di accalappiarsi l'affetto del bambino. Ma noi (la Madre in particolar modo) notiamo subito che c'è qualcosa che sfugge allo sguardo e al ragionamento che non possiamo mettere a fuoco. Avete presente quei particolari che sono lì, davanti a voi, ma che non riuscite a cogliere? La sensazione di avere una parola sulla punta della lingua e non poterla dire. Insomma, una cosa del genere. Fino a quando, dopo qualche mese, ecco... era lì davanti agli occhi e non riuscivamo a dargli un nome. Ma alla fine ce l'abbiamo, il nome.
Ed è che non ci ha proprio voglia di fare un cazzo.
La prima esperienza che siamo costretti a fare insieme a lei è una breve vacanza a Stromboli. Come molti sapranno, a Stromboli non ci sono macchine e l'isola è tutta una salita (o una discesa, dipende).
La scena era la seguente: la Madre ed io che scendevamo con il Selvaggio sul passeggino, le stuoie (o asciugamani), la borsa frigo, il cibo per il bambino, i costumi di ricambio, un borsone con tutte le creme del mondo, ci facevamo circa un kilonetro sotto il solee, attraversavamo circa duecento metri di spiaggia infuocata per raggiungere l'ombrellone..... e la domanda che sento che vi sta salendo alle labbra è....."E la Principessa?"
A casa, ovviamente. "Pel me è velamente tloppa fatica fale su e giù, su e giù con questo caldo. Io sono vecchia, ho quasi cinquant'anni, eheheheheh...."
Altrettanto ovviamente la mia risposta avrebbe dovuto essere:
"Ma che cazzo te ridi? Che t'ho portato per fare la guardia al portone di casa?"
Ma siccome sono un signore ho glissato, sentendomi anche dire, al ritorno dalla vacanza, che lei poteva fare proprio tutto ma Stromboli, "pel calità, no!"....(continua)

sabato 1 ottobre 2011

L'Inferno - Canto I

Non c'è un momento in cui un uomo può sedersi in un posto e dire:
"Signori, oggi me ne sto qui, leggo un libro,  e non faccio una cippa tutto il giorno"?
No, a quanto pare non c'è. In realtà avrei dovuto capirlo da tempo, ma non riesco a rassegnarmi.
Il Selvaggio, stanotte, non ha fatto mancare la sua molesta presenza nel letto matrimoniale e, all'alba delle 8, ha cominciato a chiedere (sussurrando, ha capito che altrimenti rischia di farci incazzare-mammia mia quanto è infido!) di andare a prendere le sorelline.
Alle 8.40 la Madre ha alzato bandiera bianca, si è alzata a preparare la colazione e, magnanimamente, mi ha lasciato dormire (ringraziare - grazie!).
Alle 11 siamo usciti per andare a prendere le sorelline. In giro per Roma c'era un traffico che nemmeno in Deep Impact nella scena dove tutti scappano dalla città. Ho cercato di litigare con qualcuno per sfogare il nervosismo, ma l'unica che mi ha dato corda è stata la Madre.
E, si sa, quella battaglia non vale nemmeno la pena di combatterla.
Quindi arriviamo a prendere le sorelline, ri-attraversiamo tutta la città mentre i tre gremlins dietro urlano felicissimi di vedersi, io sempre più incazzato e la Madre....mah...!
Totale andata-e-ritorno circa un'ora e mezza. Andavamo a Gardaland facevamo prima.
A un certo punto, in mezzo a una canicola degna del miglior ferragosto a Marrakech, ci ritroviamo in un vero e proprio girone infernale.
Premessa - la Madre, di sfuggita, mi dice qualche giorno fa:
"Amore, domenica andiamo con i bambini a una festa di beneficenza? Ci sono i giochi, ci sono F&F (i genitori di Nick), c'è anche il Tigre con la mamma (Gesù, la Hitlerjugend al completo, penso io). Dài, facciamo una buona azione e i piccoli si divertono"
"Va bene" Dico io.
Arriviamo in questo posto e la scena che ci si para davanti è la seguente:
circa 200 (non scherzo, i numeri sono aderenti alla realtà) bambini tra gli 0 e i 12 anni. Forse di più.
400 genitori.
Banchetti che vendono roba da mangiare ma anche vestiti, giocattoli e ammennicoli vari.
Due enormi banchi dove si fanno salsicce, hamburger, panini con la porchetta.
Un bar sempre stracolmo.
Tre (dico tre) gonfiabili, uno grande uno medio e uno piccolo per tutte le età (il Selvaggio non ne ha lisciato uno, incredibile eh?)
Un teatrino con tanto di clown, maghi e spettacoli circensi.
Il tutto in un posto molto carino ma moooooolto stretto e moooooolto polveroso.
Ma la notizia della giornata, per il Selvaggio, è un'altra. C'è FLU:
Ah-ah. Devo dire che il ragazzino si comporta con abbastanza nonchalance. Come un sorcio sta lì che pian piano si avvicina, fino a che rivolge alla Madre la ferale domanda.
"Mamma, mi fai una foto con Flu?"
Chissà cosa pensa di farci, non mi pare ancora arrivato all'età in cui ci si vanta con gli amici..boh...!
Gonfiabili, parete per le scalate, ancora gonfiabili, teatrino, pranzo con panini sull'erba con 47 gradi, salti su un elastico che serviva alle ragazzine che stavano facendo ginnastica artistica, pallavolo, di nuovo teatrino....
Alle 14.45 sembrava che fossimo lì da 7 ore, ma ne erano passate solo treeeeeee....
A un certo punto decidiamo di andarcene.
Sorellina 1: "Ma non aspettiamo la lotteria di beneficenza?"
"A che ora è?"
"Alle 19"
"SALI SUBITO IN MACCHINA. DI CORSA!"
A casa, la Madre si prepara per andare a lavorare, io porto le Sorelline a casa e il Selvaggio si mette a fare i muffin con la Principessa, la quale dice:
"Ma sporchiamo tutto"
"FALLO E BASTA!" Non l'ho detto, ma avrei voluto. Però la Madre mi avrebbe accusato di essere troppo nervoso.
Ri-ri-attraversiamo la città, e poi io da solo un'altra volta. Arrivo a casa ridotto un cencio ma il Selvaggio che fa?
Mi chiede, ingozzandosi di muffin:
"Papà, guardiamo Roma-Atalanta insieme?"
Sììììììììììììììììììì.............

giovedì 22 settembre 2011

L'arte, le suore e l'uomo bruciato

Io non sono credente. Voglio dirlo chiaramente prima e spazzare il campo da ogni equivoco. Ciò non toglie che il Selvaggio va a scuola dalle suore. Per la precisione suore Salesiane. Berlusconi, invece, è andato dai Salesiani, maschi. Forse è per questo che ha tutti 'sti problemi con le donne.
Comunque, oggi c'è stata la prima assemblea dell'anno a scuola. E io, ovviamente, non potevo mancare nel modo più assoluto.
In realtà la Madre mi ha detto:
"Ma dài, rimani a casa a riposarti"
"Come no. Io sto sempre in giro per feste, parchi e ville e quando c'è da fare la cosa 'importante' me ne sto a casa? Ma stacci tu a casa"
Così, lasciamo il Selvaggio con la nonna L e Nick, il suo amico, e andiamo verso l'assemblea.
Dunque, arriviamo nella sala riunioni della scuola (un caldo tropicale, le suore non hanno l'aria condizionata perché, pare, allontana da Dio) e ovviamente ci sediamo in primissima fila. Praticamente in braccio alle suore. Tutte carucce, tutte pettinate e vestite di bianco. Si chiamano Suor T. (la Direttrice) e Suor S. (la maestra). Poi ci sono le laiche, che già conosciamo, la maestra Emmeti e la maestra Panna.
Tutto ha inizio con una introduzione di Suor T che, dopo una breve preghiera di introduzione, fa questa premessa:
"Voglio fare una breve riflessione".
Di fronte a lei c'erano almeno quattro fogli di quaderno scritti a mano fitti fitti che sembravano compilati da un amanuense del dodicesimo secolo. Mi sono predisposto con animo leggero ad ascoltare, ho allungato le gambe e Suor T ha potuto cominciare.
Il concetto (che cerco di estrinsecare in maniera concisa) era più o meno il seguente:
1) l'amore è gratis (lei diceva "è gratuìto", con l'accento sulla i);
2) siamo tutti opere d'arte;
3) siamo tutti unici ma non assoluti (condivido, cribbio!);
4) i bambini hanno bisogno di silenzio!!!! Ci potete credere? Ho pensato che stesse scherzando ma poi, riflettendo per bene e senza preconcetti, ho afferrato che forse aveva ragione. Se i bambini non stanno un po' da soli con loro stessi, difficilmente concedono ai genitori la stessa cosa;
5) c'è stato il racconto (o parabola) con tutta la questione del getsemani ecc.
Durata della "breve riflessione" circa 40 minuti.
Senza pause, caffè o battute spiritose che avrebbero potuto alleggerire il tutto.
Dopodiché è stato il turno di Suor S.
Vi devo confessare che non ho capito quasi nulla di quello che ha detto. Ma non per colpa sua, è che avevo esaurito le scorte di attenzione con Suor T.
Anche lì, stavamo per raggiungere diversi record del mondo in quanto a durata.
Poi hanno parlato le laiche, cominciando da Emmeti (ha un po' l'aria da kapò, Emmeti. Bionda, alta, grossa più o meno come me e molto molto autoritaria). Ci ha spiegato il programma e le attività che a cui i bambini prenderanno parte quest'anno, ci ha detto che il lunedì e il giovedì devono andare con la divisa e gli altri gironi col grembiule. Ovvio che la Madre si confonderà da subito, e quando tutti avranno il grembiule bianco tutti carini, il Selvaggio starà con quella tutaccia blu. E viceversa.
Dopo un paio d'ore, finalmente, ci hanno liberato. Siamo arrivati a casa e il Selvaggio stava ancora giocando con Nick.
Dopo poco Nick se ne va, doccia e pigiama in attesa di Roma-Siena. Sul divano, gli dico:
"Sai che siamo andati a parlare con le maestre, oggi?"
"Sì lo so, me l'ha detto mamma"
"Ah, e cosa ti ha raccontato?"
"Che un uomo è andato a fuoco e si è tutto bruciato, come se si fosse.....ecco...bruciato".
Io ho molta paura.

P.S.: domani il Selvaggio e la Madre partono. Vanno 5 giorni a Parigi con nonna L. Non so se il blog sopravviverà

mercoledì 14 settembre 2011

Scarpe rotte eppur bisogna andar....

Le scarpe del Selvaggio.
E' un tema che prima o poi andava affrontato, tanto vale farlo oggi e non pensarci più.
Da quando era piccolissimo, il bambino ha una specie di passione perversa per le scarpe. Siamo a livelli patologici, ho paura che crescendo possa fare del bondage con i lacci delle Adidas.
Oggi ha piantato la seguente grana:
"Papà, voglio andare in villa con le crocs"
"Selvaggio, ci siamo andati ieri in villa con le crocs. Ti ricordi che quando siamo tornati  a casa abbiamo dovuto mettere i piedi nella candeggina?"
"Allora mi metto le crocs con i calzini del Real Madrid"
"In questa casa ci sono 4 cose che non sono ammesse, Selvaggio. E' ora che tu lo sappia: i fascisti, i laziali tranne alcune eccezioni, i tifosi del Real Madrid e quelli che si mettono i calzini sotto le crocs"
"Non è vero!"
"Se vuoi uscire ti metti un paio di scarpe normali e un paio di calzini di stagione, non i calzettoni da calcio. E' CHIARO?"
"No!"
"Bene"
Il padre infuriato si ritira.
Dopo alcuni minuti, il Selvaggio si presenta con due scarpe diverse infilate ai piedi.
"E queste?"
"Sono scarpe normali, papà!"
"Sì, ma sono diverse. E poi ti stanno strette"
"Non è vero!"
"CAMBIATI SUBITO LE SCARPE. ADESSO!"
"Ho detto di nooooooooooo!
Queste scene sono grosso modo all'ordine del giorno, nella casa del Selvaggio. E spesso riguardano anche i pantaloni, le magliette e le camicie.
Stasera, per fare due chiacchiere, ho cercato di spiegargli chi era Karl Marx. Sì, forse un tantino complesso come argomento di conversazione con un bambino di 4 anni. Però alcuni principi basilari li ha capiti: che siamo tutti uguali, che tutti i bambini del mondo devono avere la possibilità di giocare, che tutti i papà del mondo devono avere la possibilità di guadagnare abbastanza per portare da mangiare a casa, ecc ecc.
Poco prima di andare a letto, mi guarda con aria intensa e fa:
"Papà, di che colore aveva le scarpe Karl Marx?"

martedì 13 settembre 2011

Papà, cosa ha detto la maestra?

La giornata comincia, al solito, col buio.
Uno si abituerebbe, se non fosse che il Selvaggio, alle 2 di notte tutte le notti, ha la pretesa di entrare (quatto quatto o di gran carriera o urlante, non fa differenza) nel nostro letto.
Ora, siccome evidentemente io sono più 'morbido' di sua Madre, la scelta del bambino è quella di buttarsi completamente addosso al sottoscritto. Che dorme le ultime 2 ore del suo meritato e brevissimo sonno in un susseguirsi di "Togli quella gamba!", "Metti giù la mano!", "Selvaggio, adesso te ne torni in camera tua!".
A proposito, mai minacciare se non sei in grado di mantenere. Altrimenti, appena tornati a casa dopo una giornata spossante, ci si può sentire dire:
"Papà, hai visto che sono rimasto nel lettone? Chi è che comanda adesso, eh??? Chi???". Gesù...!
In redazione, a metà mattinata, arriva la Madre con una vaschetta di bresaola e una di fesa di tacchino. Abbiamo iniziato la dieta Dukan, nei prossimi giorni vi riferirò. Ingurgito tutto, lavoro un'altra oretta e me ne vado.
Oggi c'era da vedere un'altra casa. Non dirò nulla in proposito, nemmeno sotto tortura, perché sono scaramantico (obiettivamente è molto carina). 
Ma il bello è venuto dopo: il colloquio con la maestra che sembra essere l'unica persona che il Selvaggio teme.
"Non voglio andare a scuola dalla maestra Emmeti, non voglio, è brutta e cattiva, non vogliooooooooo!". Scena che da alcuni giorni, a detta della Madre, si ripete tutte le mattine.
In realtà una spiegazione c'è. La maestra dello scorso anno, alla quale lui era molto affezionato, aveva due tette enormi dentro le quali lui e tutti gli altri bambini si tuffavano appena potevano.
Tutto suo padre, incredibile! (maestra Panna, ti prego di perdonarmi se mai dovessi leggere questo blog).
In ogni modo, la maestra Emmeti mi ha detto che il Selvaggio, a scuola, è un bambino tranquillissimo, che si applica, è educato con gli altri bambini e rispettoso con gli insegnanti!!! Al mio incredulo strabuzzare gli occhi, la conferma:
"Te lo assicuro, è sempre il primo a fare tutto, è bravissimo".
Mah.... è anche vero che erano tutti convinti che Stephen Griffiths fosse un normale criminologo.
Tornato a casa, la domanda:
"Papà, di cosa avete parlato con la maestra Emmeti?"
"Secondo te?"
"Di me, vero?"
"Tendenzialmente sì, ma anche dello spread tra Btp decennali italiani e Bund tedeschi (che come saprai oggi ha toccato i massimi da quando esiste l'euro) ma non ci siamo trovati d'accordo e alla fine io dovrò per forza continuare a pagare la TUA retta"
"Ah, va bene, quindi tutto a posto!"
Grrr....
Nel pomeriggio, dopo una sessione di lotta e circa due ore di Spongebob, arriva l'altro dei suoi migliori amici, Nick. E' un grande, Nick. Tanto il Selvaggio è urlante e agitato, così lui è calmo, posato, rilassato e molto cool. Zazzera bionda e sorriso Colgate. Giocano in camera, e dopo un po' si va tutti e tre in villa. La Madre ovviamente, lavoratrice indefessa, arriverà più tardi. Pallone, altalene, gelato, laghetto, tartarughe, di nuovo pallone. Arriva anche il mio momento perché arriva la Madre, finalmente. Lascio lei, Nick, il Selvaggio e il Tigre (un altro dei suoi numerosissimi e biondissimi amici -a proposito, un amico mi suggeriva che potremmo chiamarli, quando stanno tutti insieme, la Hitlerjugend, e così sarà d'ora in poi-), mi avvio verso casa e, per rilassarmi sapete cosa faccio?
Non ve lo dirò mai!

P.S. Dopo che la Madre gli ha fatto il bagnetto, mentre lo sto vestendo, il Selvaggio ha un impeto di amore filiale:
"Papà, ho deciso di darti un soprannome"
"Ah sì, amore? E quale?"
"Sei il mio pinguino"
"Amore, ma è un bellissimo soprannome"
"mmm....ci ho ripensato. Ti chiamerai Ugo".
Giuro, è tutto vero.

lunedì 12 settembre 2011

Two is megl' che one?

E' da qualche giorno che cerco di capire come fanno i bambini (diciamo fino ai 7-8 anni) a rimanere occupati con la stessa identica cosa per ore e ore....
Ad esempio il Selvaggio, che oggi è accompagnato da un amichetto tanto caruccio, sono 3 ore che fa andare su e giù una macchinina. Niente di strano, direte voi. Certo che no, rispondo io. Anzi, sono momenti di pace che si contano sulle dita di una mano durante la settimana.
Ma ammetterete che è un filo inquietante vedere 'sto cristianuccio che ripete ossessivamente lo stesso movimento....
Oggi niente capo, in uffìcio. Ahhh, fantastico. Relax. E' anche vero però che quando non c'è il capo c'è un sacco di gente che tenta di farlo, il capo.
Generalmente non ci riesce, quindi spesso volano insulti. Niente di particolarmente cruento o grave, sia chiaro. Ma meglio abbaiare ogni tanto che mordere una volta sola.
Càpita che mi venga in mente: cosa farebbe il Selvaggio in una situazione del genere? Probabilmente comincerebbe con la solita scenetta:
"Non ti permettere, sai";
"Vattene suuuubito di là. Ho detto suuuubito";
"Sei stato moooolto cattivo".
Con l'unico risultato di farsi licenziare. Meglio qualche altro anno dalle suore salesiane. O forse no.
In primavera l'azienda per cui lavoro organizza un 'kids day' (mi è venuto in mente perché il piccolo me lo ha chiesto poco fa. Cioè, mi ha chiesto quando si rifarà). Attenzione, non una 'giornata dei bambini', ma proprio un 'kids day'!
E che differenza c'è?, direte voi. In realtà nessuna, rispondo io. Semplicemente ed evidentemente quelli che la organizzano non sono romani. Se lo fossero, saprebbero che è assolutamente insensato (e anche un po' ridicolo) tentare di dare nomi anglofoni ad un evento in cui il commento più frequente è "Ahò" oppure "'ndo vai?" e dove per dirti che il tuo pranzo è pronto c'è una signora che urla come un camionista "Petto di polloooooooooooooo"...
Detto ciò, torniamo al 'kids day', che fino a questo momento è l'unica esperienza che il Selvaggio ha avuto con il lavoro mio e della madre.
Dopo aver visto l'allestimento (scivoli, altalene, gelatai, playstation, gonfiabili -anche qui, incredibile- tutta roba che sembrava uscita direttamente dal paese dei balocchi), l'ovvio e primissimo commento quale può essere stato?
"Da domani voglio venire anche io a lavoro con voi"
"Ah sì?", dico io
"Certo, qui è bellissimo"
"Ma amore, solo oggi qui c'è tutto questo ben di Dio, in genere è un posto squallido pieno di gente incazzata (non ho usato questo termine, ovviamente) che vorrebbe stare ovunque ma non qui. E tu ci vuoi tornare?"
"Sì, è bellissimo"
"Va bene"
La mattina dopo, alle 4, vado per svegliarlo, vestirlo e portarlo in redazione con me, ma rinsavisco di colpo e realizzo che vendicarsi su un bambino per il fatto che ogni giorno che Gesù Cristo manda in terra ci si deve alzare alle 4, forse, è troppo anche per me. Senza contare la reazione della madre.
Al momento in casa ci sono due nani che vengono alle nani mani ogni 8 minuti, grosso modo. L'amichetto (diamogli un nome, lo chiameremo Bigodino, visto che frequenterà queste pagine piuttosto spesso) minaccia continuamente di andarsene perché il Selvaggio non gli presta le sue cose.
Il Selvaggio che gli dice "E vattene, così la smetti di rubare le mie cose"!!!
Io: "Ragazzi, ora smettetela e giocate insieme da bravi"
Selvaggio: "Ma papà, Bigodino vuole rompere tutti i quadri di casa"
Bigodino: "Non è vero, solo quelli del Selvaggio".
Andrè Breton ci andrebbe a nozze, in questa casa.

domenica 11 settembre 2011

Se questa è una festa...

40 bambini;
55 genitori;
i nonni;
io;
la madre;
le sorelle;
gli animatori;
il carretto dei popcorn;
4 torte;
160 panini al latte ripieni;
un centinaio di pizzette;
i rustici;
circa 30 litri di bevande;
i festoni;
i palloncini ad aria;
i palloncini ad elio;
una macchina fotografica da 4 kg;
le bende da pirata;
le spade;
i tatuaggi;
due quintali di regali;
ROMA-CAGLIARI 1-2.

Mi pare che per un pomeriggio solo ce ne sia abbastanza.
Buonanotte a tutti.

sabato 10 settembre 2011

Nessuna lacrima nello scrittore, nessuna lacrima nel lettore.

La giornata sembrava essere cominciata tranquilla.
Sveglia sul tardi, suoceri in arrivo con vettovaglie e alimenti da persone civili e il Selvaggio che pareva quasi un essere umano.
Subito però c'è stata una brusca, bruschissima accelerazione. Si va a vedere una casa.
Piccola, piccolissima, praticamente una casa dove anche il solo Selvaggio starebbe stretto. Lo sapevamo, non ci dobbiamo abitare, servirebbe ad altro.
Entriamo, e quando ci viene comunicato il prezzo per quella 'camera e cucina' ci sono le seguenti reazioni:
1) mia moglie si ricorda all'improvviso che deve assolutamente andarsi a fare il manicure. E' imprescindibile, deve proprio andare. Quindi sgattaiola via, urlando un "ci vediamo dooopooo" e se ne va;
2) mio suocero si fa tutto rosso e comincia, praticamente, a insultare la povera agente immobiliare che, credo, immaginava un sabato diverso;
3) mia suocera si freeza (verbo derivato dal sostantivo freeze, quando in televisione l'immagine si blocca del tutto). Bocca semiaperta, sguardo nel vuoto, borsetta stretta al petto come se la povera agente immobiliare la volesse rapinare di lì a pochissimo;
4) mio figlio mi chiede di fare 'il boxe'. Sarebbe a dire che vuole gonfiarmi di botte come se non ci fosse un domani;
5) io faccio finta di niente e vado a vedere i marmi del bagno.
Quindi niente casa.
Dopodiché comincia l'incubo vero. Domani è la festa del bambino (piiiccolo lui....), che si aspetta una specie di Full Moon Party con tanto di hascisc, anfetamine e sesso libero. In realtà sarà una festa a tema 'Pirati', quindi scappa per tutta la città a recuperare le ultime cose, vai ad accompagnare il bambino alla festa di una compagna di scuola, schizza a far gonfiare i palloncini (ora voi immaginatevi due persone adulte che camminano per strada con una decina di palloncini con i teschi, un galeone gonfiabile  e un altro palloncino con sopra la faccia di un pirata), torna a casa dove la madre è da stamattina alle prese con torte, rustici e babbà, corri a prendere le pizze perché "mica vorrai usare la cucina stasera, sei pazzo?", scendi in garage per caricare in macchina i pacchi per domani "così risparmiamo tempo, no?"......
C'è stata però una parentesi felice, in questa giornata delirante: intorno alle 20 mi siedo al computer e comincio -è una specie di rito scaramantico, visto che domani c'è l'esordio- a guardare su youtube vecchi video della Roma, soprattutto l'Olimpico che canta. Il Selvaggio, quatto quatto e con ancora la bocca unta di pasta in bianco, si avvicina e dice: "Che guardi?" "Guardo la Roma, amore" "Posso guardare anche io?" "Ma certo!" Si siede sulle mie gambe e si trasforma in un ultrà!!!
Comincia a urlare come un pazzo "Forza Romaaaaaa" (appena appena incitato da me, devo ammettere). Ogni tanto c'è un tentativo di infiltrazione emotiva da parte del nonno. "Forza Napoli!" "Nooooooooo, bruttoooooooooo...forza Romaaaaaa" e giù lacrime a fiumi.
E, scusatemi se sembro cattivo, è la prima volta in vita mia che sono contento delle lacrime di un bambino.

venerdì 9 settembre 2011

Ti stacco la testina!

Quando ti alzi alle 4 per tutta la settimana, fai una puntatina in redazione nel primo pomeriggio e rientri a casa verso le 17, può succedere qualsiasi cosa.
Ad esempio, che decidi di portare il Selvaggio al parco per fargli respirare un po' di verde (respirare un po' di verde? Ma come mi viene in mente? mah...).
"Papà, prima di uscire mi cambi maglietta?" "Sì amore mio, che maglietta vuoi?" "Quella di Johnny Cash, papà" (musicalmente, politicamente e calcisticamente è formato da me, religiosamente dalla madre).
Messa su la maglietta giusta si esce.
La prima domanda, giustamente, riguarda l'attrezzatura: "Papà, hai portato il portafogli?".
Giri su giri su giri di giostra, salta-salta (non si fa male, incredibile!), cannoncini, e la seconda domanda: "Papà, ma hai già finito i soldi?" "Sì amore, ma se vuoi adesso prendo in ostaggio il vecchietto delle giostre e chiedo il riscatto ai pakistani che lavorano per lui. Che dici, è una buona soluzione?" Occhi in su in questo modo, grattatina al sederino, e la risposta è...... "Sì, mi sembra una buona idea!"
Mi siedo su una panchina mentre lui si va a far picchiare sul castello (avete presente? Quel bel gioco fatto di scivoli, ponti tibetani, corde, pareti da arrampicata...sembra di essere in Cliffhanger).
Accanto a me una signora francese con figli bilingue. Dopo di lei un classico 'padre della domenica', capitato al parco chissà come di venerdì. Cinquant'anni, attaccatura dei capelli che parte dalla nuca, occhi incerti, barba tra l'incolto e lo sfatto, è evidente che non sa che pesci prendere ed è molto preoccupato da qualcosa. Fa una domanda alla signora francese, che chiaramente non ha voglia di rispondere, poi si rivolge al sottoscritto con la domanda più strana degli ultimi sei mesi. Tenete a mente il contesto. Circa 50 ragazzini che urlano uno sopra l'altro e lui, seduto placidamente su una panchina, fa: "Mi scusi, ha per caso visto un bambino con i capelli biondi e lunghi?" Al cadere della mia mandibola, la francese scoppia a ridere e il signore quasi a piangere.
Per fortuna in quel momento arriva il ragazzino di cui sopra, 6-7 anni e obeso come ho visto pochi bambini italiani essere obesi.... Ma dico cazzo, ma almeno alzati per controllare dov'è tuo figlio, no? E poi non ti dico mettilo a dieta, ma quantomeno un'occhiata dagliela. E ancora, cribbio, si vedeva solo lui che era grosso come 5 bambini normopeso.
Nel frattempo il Selvaggio, in cima al castello, urla a squarciagola "Fuori dalla mia casa tutti!"Due o tre in effetti scappano, ma un paio di bambini più grandi gli passano vicino e uno gli fa "Ma vattene, scemo....". Con spinta annessa. Io non ho più parole, faccio finta che non sia il mio e me ne vado. No, ovviamente no.
Faccio solo finta che non sia il mio. A un certo punto sento una mano che mi batte sulla spalla. Un altro bambino biondo (sembrano tutti biondi, ma forse è il sole. O il mio odio per i biondi) che avendo visto il mio iPhone mi chiede se per caso non posso farlo giocare un po' ai giochi dell'iPhone!!!!
Io gli rispondo che forse dovrebbe chiedere al padre, che a sua volta dice ovviamente di no. Io trovo tutto ciò allucinante.
Finalmente riesco ad andarmene (col bambino, certo). A un certo punto il Selvaggio mi chiede di salire sulle spalle perché è stanco. Una volta su, comincia a girarmi la capoccia a destra e a sinistra urlando per tutta l'elegante strada che attraversiamo. "Ti stacco la testina, ti stacco la testina, ti stacco la testina..."
Ma il meglio arriva a casa. Sul divano, davanti a Milan-Lazio, io lui e la madre.
"Mamma, ti ricordi rouge?". Era un pesce rosso che è durato stranamente tanto.
"Sì, me lo ricordo"
"Ne vogliamo prendere un altro?"
"No, non reggerei un altro lutto".
"E chi è lutto? Ah ok, lo chiamiamo Lutto".

mercoledì 7 settembre 2011

Idea!

Come annullare un bambino che ha migliaia di watt di energia da sfogare? Ci sono diverse possibilità, ma oggi ho provato la seguente: mettete di fronte al piccolo una cotoletta panata (di pollo, mi raccomando), poi schiaffatelo a guardare Pippi Calzelunghe. Preferibilmente l'episodio in cui la protagonista deve salvare il padre e liberarlo dalla fortezza in cui i suoi nemici lo hanno imprigionato. Lo ritroverete in una condizione di semi-incoscienza, ma non ancora pronto.
Passata una mezz'ora, chiedetegli: "Amore, vuoi fare un po' di lotta con papà?". La risposta sarà invariabilmente affermativa, anche se il piccolino è vicino al coma.
Se non lo è, preoccupatevi.
Dopo qualche minuto di botte, morsi, solletico, dita negli occhi e calci il bimbo cade dolcemente nel sonno. Nel frattempo voi avrete tentato di baciarlo e lui si sarà rifiutato con metodi mooooolto violenti. E allora ancora giù sputi, cazzotti, pizzichi e tirate di capelli. Avete fatto un guaio, per il vostro puro piacere, e il letto o il divano assomigliano a Piazza del Popolo dopo la notte di Capodanno.
Comunque, se non va giù nemmeno così, vi tocca proprio uscire con lui, la bici, il pallone e altri gadgets vari. Ed è proprio quello che è successo a me!
Il castello al parco, circa 600 bambini urlanti e sghignazzanti che sembrano pallottole sparate da una parte all'altra (con l'elastico, però) con almeno un genitore/babysitter cadauno, le giostre, i gonfiabili (anche detti salta-salta), i cannoncini che sparano palle di gommapiuma. E in tutto questo la connessione 3G del mio iPhone è morta. E alla fine il succo di mela. Cena. Notte. Nanna.
Per fortuna domani COMINCIA LA SQUOLA!!!