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sabato 8 ottobre 2011

Sabato italiano

"Tu sei cattivissimo, io non ti voglio più vedere. Voglio un altro papà"
"Ah sì?"
"Sì, proprio"
"E sentiamo, come lo vorresti questo nuovo papà?"
"Lo vorrei molto più alto di te, più bello...."
"E poi?"
"E poi...come si chiamano quelli che regalano ai bambini tutto quello che vogliono?"
"Coglioni?"
"Come?"
"No....ehm......ah, forse volevi dire ricco?"
"Ecco, bravo. Voglio un papà ricco che mi regala l'iPad"
"Ma amore, io ti regalo tanto affetto"
"Embè? Quello me la danno anche mamma e tutti i nonni"
Questa scenetta si è svolta al rientro dal parco questa mattina, dopo un paio d'ore passate tra altalene, scivoli, polvere e bambini sfrenati. Lui voleva andare da Bigodino. Io, irremovibile e fermo nei miei propositi:
"No, non ci vai!"
"Ma io ci voglio andareeeeeeeeeeeee"
"Ho detto no!"
Ecc. ecc. fino al ridicolo dialogo finale.
Ma indovinate un po' a cosa abbiamo dedicato questo sabato, io e il Selvaggio?
Provate, spremete un po' il cervello, non è difficile affatto. Anzi.
Esatto, bravi. Siamo andati ad una FESTA!
Il problema qual è (oddio, ce ne fosse solo un di problema sarebbe un successo)?
Che purtroppo l'estate è finita e le feste si fanno al chiuso, in spazi stretti dove i bambini sembrano filetti di sgombro unti e inscatolati e i genitori sono talmente pressati che la fermata della metro di Piazza Bologna alle 8.20 del lunedì mattina è meno affollata.
E c'erano tutti, eh...
F&F con Flu, Nick e Otta, l'ultima della serie ma anche lei appartenente a pieno titolo alla Hitlerjugend;
Michele (sì, l'unico di cui non nascondo il  nome..tiè!) con Bigodino e il Biondo, il fratello più piccolo;
Miccetta;
LippoPi;
e tutta una serie di altri piccoli umani che avevano ancora tutta l'energia residua dell'estate da sfigare sfogare.
Il punto è che io non ci dovevo andare. Siccome la Madre era in redazione (credo che sia l'unica madre che si fa una barra due feste di bambini all'anno) io ho pensato: "Bene bene, mando la Principessa alla festa e io me ne vado in giro a togliere un po' di ragnatele dalla macchina fotografica".
Ahah. A volte mi domando come faccio a essere così ingenuo.
Quando, alle 14, le comunico questa cosa, la Principessa mi guarda e fa:
"E pelché devo andale io? C'è montagna di loba da stilale...umpf...".
Io sono una vittima, questa è la verità.

mercoledì 21 settembre 2011

Un pomeriggio....intenso..!

Argh!...ciaf!...sock!..."Fermo!", "Spingi!", "Tira!".
Sembra di essere su un ring durante la prima ripresa del campionato del mondo dei pesi massimi, invece trattasi di spogliatoio della piscina del quartiere.
Primo giorno di nuoto per il Selvaggio. Se ricordate il post di esordio, aveva esultato come se avesse fatto gol nella finale di Champions solo perché lo avevano messo con i bambini grandi. E continuava a chiederlo a sé stesso e a me, come se non ci credesse nemmeno lui.
Oggi arriviamo in piscina (c'è anche la Madre, incredibile eh? Tale la disabitudine ad averla vicina in queste occasioni che un paio di volte l'ho chiamata Mario), lui si fa svestire, mettere il costume, la cuffia e l'accappatoio con una serietà e una disciplina degne di migliore occasione. Pronto a bordo piscina, arriva la maestra. Lui la prende per mano, neanche saluta e si avvia verso l'acqua. Noi, da bravi genitori orgogliosi e un filo ansiosi, ci mettiamo dietro ai vetri per controllare che tutto vada per il verso giusto.
"Amore, forse possiamo anche spostare il naso da questo vetro, non credi?"
"Perché? Tanto che dobbiamo fare?"
"Bè, magari una chiacchierata, visto che ci vediamo solo ai cambi turno in redazione"
"Perché, non possiamo chiacchierare stando qui?"
"Sì, magari se smetti di fare ciao con la manina e ti togli dalla faccia quel sorriso ebete riusciamo anche a scambiare due parole"
"Umpf....il bambino non ha shampoo e bagnoschiuma. Vai a comprarli!"
"Va bene, amore. Vado!"
Torno dopo 5 minuti e indovinate dove la trovo? A bordo piscina, tutta urletti e "Vai, amore, vai", che mi hanno fatto pensare che se IO fossi stato Mario sarebbe stato meglio.
Dopo il nuoto c'è la festa del Tigre. Ve lo ricordate? E' un altro degli amici del Selvaggio. E' un bambino adorabile, ma ha sempre le sopracciglia puntate in giù a formare una specie di V. Avete presente?
Anche lì 40 bambini ma almeno lo spazio dove potevano correre e fare danni era praticamente sconfinato. Il problema serio è che queste feste sono frequentate quasi esclusivamente dalle madri.
In special modo quelle durante la settimana. Io, generalmente, sembro un po' lui. Tranne per gli occhiali.
Ma siccome  oggi la Madre si è palesata ho avuto tuuuuuutto il tempo per:
giocare sul castello, fare lo scivolo, la parete di arrampicata, il ponte tibetano, salire nella casetta di legno, fare acchiapparella, nascondino e le capriole.
E quel piccolo paraculo che, quando gli dico:
"Amore, papà è stanco"
"Lo so, ti sei svegliato alle 4, vero?"
"Sì Amore"
"Io alle 8. Giochiamo?"
Sempre meglio che parlare di gravidanze, influenze e mocciolo, non c'è dubbio.

Pensavo di aver stremato il Selvaggio ma no, non è mai VERAMENTE stremato, lui. Prima di andarsene ha voluto fare due giri sul circuito delle macchinine, e ad un bambino che incidentalmente gli è venuto addosso ha detto: "Mi hai colpito, bastardo!". 
Bastardo? Ma dove l'avrà sentito? Non lo saprò mai perché quando è sceso mi sono dimenticato di chiederglielo. 
Tanto, mi avrebbe detto: 
"Ma me lo hai insegnato tu, papà". 
Scommettete?


P.S.: questa qui sopra è la Madre, anch'essa stremata, a metà pomeriggio.

mercoledì 14 settembre 2011

Scarpe rotte eppur bisogna andar....

Le scarpe del Selvaggio.
E' un tema che prima o poi andava affrontato, tanto vale farlo oggi e non pensarci più.
Da quando era piccolissimo, il bambino ha una specie di passione perversa per le scarpe. Siamo a livelli patologici, ho paura che crescendo possa fare del bondage con i lacci delle Adidas.
Oggi ha piantato la seguente grana:
"Papà, voglio andare in villa con le crocs"
"Selvaggio, ci siamo andati ieri in villa con le crocs. Ti ricordi che quando siamo tornati  a casa abbiamo dovuto mettere i piedi nella candeggina?"
"Allora mi metto le crocs con i calzini del Real Madrid"
"In questa casa ci sono 4 cose che non sono ammesse, Selvaggio. E' ora che tu lo sappia: i fascisti, i laziali tranne alcune eccezioni, i tifosi del Real Madrid e quelli che si mettono i calzini sotto le crocs"
"Non è vero!"
"Se vuoi uscire ti metti un paio di scarpe normali e un paio di calzini di stagione, non i calzettoni da calcio. E' CHIARO?"
"No!"
"Bene"
Il padre infuriato si ritira.
Dopo alcuni minuti, il Selvaggio si presenta con due scarpe diverse infilate ai piedi.
"E queste?"
"Sono scarpe normali, papà!"
"Sì, ma sono diverse. E poi ti stanno strette"
"Non è vero!"
"CAMBIATI SUBITO LE SCARPE. ADESSO!"
"Ho detto di nooooooooooo!
Queste scene sono grosso modo all'ordine del giorno, nella casa del Selvaggio. E spesso riguardano anche i pantaloni, le magliette e le camicie.
Stasera, per fare due chiacchiere, ho cercato di spiegargli chi era Karl Marx. Sì, forse un tantino complesso come argomento di conversazione con un bambino di 4 anni. Però alcuni principi basilari li ha capiti: che siamo tutti uguali, che tutti i bambini del mondo devono avere la possibilità di giocare, che tutti i papà del mondo devono avere la possibilità di guadagnare abbastanza per portare da mangiare a casa, ecc ecc.
Poco prima di andare a letto, mi guarda con aria intensa e fa:
"Papà, di che colore aveva le scarpe Karl Marx?"

venerdì 9 settembre 2011

Ti stacco la testina!

Quando ti alzi alle 4 per tutta la settimana, fai una puntatina in redazione nel primo pomeriggio e rientri a casa verso le 17, può succedere qualsiasi cosa.
Ad esempio, che decidi di portare il Selvaggio al parco per fargli respirare un po' di verde (respirare un po' di verde? Ma come mi viene in mente? mah...).
"Papà, prima di uscire mi cambi maglietta?" "Sì amore mio, che maglietta vuoi?" "Quella di Johnny Cash, papà" (musicalmente, politicamente e calcisticamente è formato da me, religiosamente dalla madre).
Messa su la maglietta giusta si esce.
La prima domanda, giustamente, riguarda l'attrezzatura: "Papà, hai portato il portafogli?".
Giri su giri su giri di giostra, salta-salta (non si fa male, incredibile!), cannoncini, e la seconda domanda: "Papà, ma hai già finito i soldi?" "Sì amore, ma se vuoi adesso prendo in ostaggio il vecchietto delle giostre e chiedo il riscatto ai pakistani che lavorano per lui. Che dici, è una buona soluzione?" Occhi in su in questo modo, grattatina al sederino, e la risposta è...... "Sì, mi sembra una buona idea!"
Mi siedo su una panchina mentre lui si va a far picchiare sul castello (avete presente? Quel bel gioco fatto di scivoli, ponti tibetani, corde, pareti da arrampicata...sembra di essere in Cliffhanger).
Accanto a me una signora francese con figli bilingue. Dopo di lei un classico 'padre della domenica', capitato al parco chissà come di venerdì. Cinquant'anni, attaccatura dei capelli che parte dalla nuca, occhi incerti, barba tra l'incolto e lo sfatto, è evidente che non sa che pesci prendere ed è molto preoccupato da qualcosa. Fa una domanda alla signora francese, che chiaramente non ha voglia di rispondere, poi si rivolge al sottoscritto con la domanda più strana degli ultimi sei mesi. Tenete a mente il contesto. Circa 50 ragazzini che urlano uno sopra l'altro e lui, seduto placidamente su una panchina, fa: "Mi scusi, ha per caso visto un bambino con i capelli biondi e lunghi?" Al cadere della mia mandibola, la francese scoppia a ridere e il signore quasi a piangere.
Per fortuna in quel momento arriva il ragazzino di cui sopra, 6-7 anni e obeso come ho visto pochi bambini italiani essere obesi.... Ma dico cazzo, ma almeno alzati per controllare dov'è tuo figlio, no? E poi non ti dico mettilo a dieta, ma quantomeno un'occhiata dagliela. E ancora, cribbio, si vedeva solo lui che era grosso come 5 bambini normopeso.
Nel frattempo il Selvaggio, in cima al castello, urla a squarciagola "Fuori dalla mia casa tutti!"Due o tre in effetti scappano, ma un paio di bambini più grandi gli passano vicino e uno gli fa "Ma vattene, scemo....". Con spinta annessa. Io non ho più parole, faccio finta che non sia il mio e me ne vado. No, ovviamente no.
Faccio solo finta che non sia il mio. A un certo punto sento una mano che mi batte sulla spalla. Un altro bambino biondo (sembrano tutti biondi, ma forse è il sole. O il mio odio per i biondi) che avendo visto il mio iPhone mi chiede se per caso non posso farlo giocare un po' ai giochi dell'iPhone!!!!
Io gli rispondo che forse dovrebbe chiedere al padre, che a sua volta dice ovviamente di no. Io trovo tutto ciò allucinante.
Finalmente riesco ad andarmene (col bambino, certo). A un certo punto il Selvaggio mi chiede di salire sulle spalle perché è stanco. Una volta su, comincia a girarmi la capoccia a destra e a sinistra urlando per tutta l'elegante strada che attraversiamo. "Ti stacco la testina, ti stacco la testina, ti stacco la testina..."
Ma il meglio arriva a casa. Sul divano, davanti a Milan-Lazio, io lui e la madre.
"Mamma, ti ricordi rouge?". Era un pesce rosso che è durato stranamente tanto.
"Sì, me lo ricordo"
"Ne vogliamo prendere un altro?"
"No, non reggerei un altro lutto".
"E chi è lutto? Ah ok, lo chiamiamo Lutto".

mercoledì 7 settembre 2011

Idea!

Come annullare un bambino che ha migliaia di watt di energia da sfogare? Ci sono diverse possibilità, ma oggi ho provato la seguente: mettete di fronte al piccolo una cotoletta panata (di pollo, mi raccomando), poi schiaffatelo a guardare Pippi Calzelunghe. Preferibilmente l'episodio in cui la protagonista deve salvare il padre e liberarlo dalla fortezza in cui i suoi nemici lo hanno imprigionato. Lo ritroverete in una condizione di semi-incoscienza, ma non ancora pronto.
Passata una mezz'ora, chiedetegli: "Amore, vuoi fare un po' di lotta con papà?". La risposta sarà invariabilmente affermativa, anche se il piccolino è vicino al coma.
Se non lo è, preoccupatevi.
Dopo qualche minuto di botte, morsi, solletico, dita negli occhi e calci il bimbo cade dolcemente nel sonno. Nel frattempo voi avrete tentato di baciarlo e lui si sarà rifiutato con metodi mooooolto violenti. E allora ancora giù sputi, cazzotti, pizzichi e tirate di capelli. Avete fatto un guaio, per il vostro puro piacere, e il letto o il divano assomigliano a Piazza del Popolo dopo la notte di Capodanno.
Comunque, se non va giù nemmeno così, vi tocca proprio uscire con lui, la bici, il pallone e altri gadgets vari. Ed è proprio quello che è successo a me!
Il castello al parco, circa 600 bambini urlanti e sghignazzanti che sembrano pallottole sparate da una parte all'altra (con l'elastico, però) con almeno un genitore/babysitter cadauno, le giostre, i gonfiabili (anche detti salta-salta), i cannoncini che sparano palle di gommapiuma. E in tutto questo la connessione 3G del mio iPhone è morta. E alla fine il succo di mela. Cena. Notte. Nanna.
Per fortuna domani COMINCIA LA SQUOLA!!!